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	<title>salario minimo &#8211; CONF.I.A.L. Tv</title>
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	<description>La televisione della Confederazione Italiana Autonoma Lavoratori</description>
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	<title>salario minimo &#8211; CONF.I.A.L. Tv</title>
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	<item>
		<title>Salario giusto, CONFIAL: “Conta la qualità dei contratti, non chi li firma”</title>
		<link>https://confialtv.it/salario-giusto-emendamento-tec-contratti-confial/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin PMS]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:19:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto Di Iacovo]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
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					<description><![CDATA[CONFIAL apprezza l’emendamento sul salario giusto: il valore dei contratti si misura su tutele, welfare e diritti, non su chi li firma.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>Indice</h2><nav><ul><li class=""><a href="#il-trattamento-economico-complessivo-al-centro-della-valutazione">Il Trattamento Economico Complessivo al centro della valutazione</a></li><li class=""><a href="#no-a-letture-strumentali-sul-tema-dei-contratti-pirata">No a letture strumentali sul tema dei contratti pirata</a></li><li class=""><a href="#pluralismo-sindacale-e-articolo-39-della-costituzione">Pluralismo sindacale e articolo 39 della Costituzione</a></li><li class=""><a href="#il-salario-giusto-e-un-sistema-non-una-soglia">Il salario giusto è un sistema, non una soglia</a></li><li class=""><a href="#verso-una-riforma-della-rappresentanza">Verso una riforma della rappresentanza</a></li></ul></nav></div>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.youtube.com/channel/@confialnazionale" data-type="link" data-id="https://www.youtube.com/channel/@confialnazionale" target="_blank" rel="noopener">CONF.I.A.L</a>. esprime pieno apprezzamento per l’emendamento presentato nell’ambito del provvedimento sul cosiddetto “<a href="https://confialtv.it/tag/salario-minimo/" data-type="post_tag" data-id="1267">salario giusto</a>”, ritenendolo un passaggio importante verso un sistema più equo, moderno e trasparente nella tutela del lavoro.</p>



<h3 id="il-trattamento-economico-complessivo-al-centro-della-valutazione" class="wp-block-heading"><strong>Il Trattamento Economico Complessivo al centro della valutazione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto qualificante dell’emendamento riguarda la definizione del Trattamento Economico Complessivo (TEC), che viene finalmente riconosciuto nella sua dimensione reale e articolata. Non soltanto retribuzione fissa, ma anche welfare contrattuale, bilateralità, formazione continua, sanità integrativa e previdenza complementare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di un approccio coerente con l’evoluzione delle relazioni industriali e già presente negli accordi interconfederali più avanzati, che considera il salario come un sistema integrato di tutele e strumenti a favore del lavoratore.</p>



<h3 id="no-a-letture-strumentali-sul-tema-dei-contratti-pirata" class="wp-block-heading"><strong>No a letture strumentali sul tema dei contratti pirata</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">CONFIAL respinge con fermezza le interpretazioni secondo cui questa impostazione favorirebbe i cosiddetti contratti pirata. Si tratta di una posizione priva di fondamento giuridico e sostanziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contrasto ai contratti pirata non passa attraverso l’attribuzione di una posizione dominante ad alcune organizzazioni sindacali, ma attraverso la verifica concreta della qualità dei contratti e delle tutele garantite.</p>



<h3 id="pluralismo-sindacale-e-articolo-39-della-costituzione" class="wp-block-heading"><strong>Pluralismo sindacale e articolo 39 della Costituzione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il principio è chiaro: la libertà sindacale, sancita dall’articolo 39 della Costituzione, non può essere compressa né aggirata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attribuire valore esclusivo ai contratti sottoscritti da determinati soggetti significherebbe introdurre un monopolio della rappresentanza incompatibile con i principi costituzionali e con una visione moderna del sistema delle relazioni industriali.</p>



<h3 id="il-salario-giusto-e-un-sistema-non-una-soglia" class="wp-block-heading"><strong>Il salario giusto è un sistema, non una soglia</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il salario giusto non può essere ridotto a un minimo tabellare.<br>È il risultato di un insieme di condizioni economiche e normative che garantiscono dignità, sicurezza e qualità della vita ai lavoratori e alle loro famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, tutti i contratti collettivi che assicurano livelli adeguati di tutela devono essere considerati validi e applicabili, indipendentemente da chi li sottoscrive.</p>



<h3 id="verso-una-riforma-della-rappresentanza" class="wp-block-heading"><strong>Verso una riforma della rappresentanza</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">CONFIAL ribadisce infine la necessità di una legge organica sulla rappresentanza e rappresentatività sindacale, in grado di dare piena attuazione all’articolo 39 della Costituzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una riforma che valorizzi criteri oggettivi e trasparenti e che riconosca la rappresentatività reale, superando logiche di rendita e posizioni consolidate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’emendamento rappresenta un passo avanti significativo in questa direzione:<br>difendere il lavoro senza limitare il pluralismo, garantire diritti senza creare monopoli.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lavoro povero: l’Italia paga ancora il gap salariale col resto d’Europa</title>
		<link>https://confialtv.it/lavoro-povero-divario-salariale-italia-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin PMS]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 09:44:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://confialtv.it/?p=22440</guid>

					<description><![CDATA[Lavoro povero: salari reali in calo, divari con Germania, Francia e Nord Europa. La proposta di CONF.I.A.L.: salari trasparenti e difesa dei lavoratori.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-rank-math-toc-block" id="rank-math-toc"><h2>Indice</h2><nav><ul><li class=""><a href="#lavoro-povero">Lavoro povero</a></li><li class=""><a href="#i-dati-che-confermano-il-problema">I dati che confermano il problema</a></li><li class=""><a href="#il-divario-nella-scuola-e-nei-settori-fondamentali">Il divario nella scuola e nei settori fondamentali</a></li><li class=""><a href="#le-responsabilita">Le responsabilità</a></li><li class=""><a href="#le-richieste-di-conf-i-a-l">Le richieste di CONF.I.A.L.</a></li><li class=""><a href="#perche-questo-e-fondamentale">Perché questo è fondamentale</a></li></ul></nav></div>



<h3 class="wp-block-heading" id="lavoro-povero">Lavoro povero</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Roma, 19 settembre 2025 — La CONF.I.A.L. torna ad accendere i riflettori sul tema del <strong><a href="https://confialtv.it/tag/lavoro/" data-type="post_tag" data-id="1223">lavoro</a> povero</strong> in Italia, parlando chiaro: il divario salariale con molti Paesi europei non è casuale, ma frutto di politiche deboli, contrattazione compromessa e troppi compromessi al ribasso.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="i-dati-che-confermano-il-problema">I dati che confermano il problema</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>In Italia i salari reali sono <strong>inferiori del 8,7% rispetto al 2008</strong>, secondo dati recenti.</li>



<li>Numerosi analisti sottolineano che, pur non essendo i più bassi in assoluto, gli stipendi italiani restano tra i più deboli quando confrontati con quelli di Germania, Francia, Belgio, Finlandia e Paesi Bassi. </li>



<li>Un articolo del Manifesto segnala che quasi il <strong>60% dei lavoratori dipendenti italiani</strong> percepisce salari inferiori alla media generale, specie nei settori privati, con forme di occupazione discontinua e part-time farciti di incertezza. </li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading" id="il-divario-nella-scuola-e-nei-settori-fondamentali">Il divario nella scuola e nei settori fondamentali</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il comparto scuola paga il prezzo di questa situazione: gli stipendi iniziali italiani per gli insegnanti sono spesso meno della metà di quelli tedeschi, confrontando dati recenti. CONF.I.A.L. sottolinea che questa disparità mina la qualità dell’istruzione e la motivazione dei docenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading" id="le-responsabilita">Le responsabilità</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta solo di mercato globale:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le <strong>associazioni datoriali più forti</strong> spesso chiedono compromessi salariali che portano al ribasso.</li>



<li>Alcuni sindacati “storici” accettano compromessi che indeboliscono la contrattazione collettiva.</li>



<li>La mancanza di trasparenza in alcuni contratti rende difficile capire quanto i salari realmente rispondano all’inflazione o al costo della vita.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading" id="le-richieste-di-conf-i-a-l">Le richieste di CONF.I.A.L.</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per uscire da questa crisi salariale, <a href="http://www.confial.it" data-type="link" data-id="www.confial.it" target="_blank" rel="noopener">CONF.I.A.L.</a> propone:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Una <strong>contrattazione collettiva libera e forte</strong>, capace di imporre adeguamenti omogenei che riducano il gap con l’Europa.</li>



<li><strong>Trasparenza salariale</strong> in ogni contratto, pubblico e privato, con monitoraggi indipendenti sul potere d’acquisto.</li>



<li>Un rafforzamento della <strong>potenza contrattuale sindacale</strong>, per bilanciare il potere datoriali e restituire dignità al lavoro.</li>
</ol>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Non chiediamo carità, chiediamo rispetto. Non chiediamo solo salari più alti, ma una contrattazione che non sia più la variabile d’appoggio del profitto.” — CONF.I.A.L.</p>
</blockquote>



<h3 class="wp-block-heading" id="perche-questo-e-fondamentale">Perché questo è fondamentale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro povero non è solo un’emergenza economica, ma una questione sociale, democratica, educativa. Un salario dignitoso significa che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>si sostiene la tenuta delle famiglie;</li>



<li>si garantisce motivazione e qualità sul lavoro;</li>



<li>si rafforza la coesione sociale;</li>



<li>si impedisce che giovani e professionisti validi siano costretti a emigrare o ad accettare condizioni inaccettabili.</li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph">Con questa consapevolezza, CONF.I.A.L. rilancia il suo impegno: dare <strong>voce e valore al lavoro</strong>, tornare alla contrattazione autentica, promuovere equità salariale. Perché il lavoro povero non è destino: può essere combattuto, se si agisce insieme.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Salario minimo, contrasto al lavoro irregolare, lavoro povero e contrattazione collettiva</title>
		<link>https://confialtv.it/salario-minimo-lavoro-irregolare-lavoro-povero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin PMS]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Sep 2023 12:57:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[salario minimo]]></category>
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					<description><![CDATA[Intervista al segretario generale Confial Benedetto Di Iacovo su salario minimo, contrasto al lavoro irregolare, lavoro povero e contrattazione collettiva.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><a href="https://confialtv.it/sullo-stretto-un-ponte-euromediterraneo/">Segretario</a> lei è intervenuto più volte su salario minimo, lavoro povero e contrasto al lavoro irregolare. Ci esprime il suo pensiero sulla contrattazione collettiva che ne sta alla base?</h4>
<p>“Negli ultimi 30 anni la contrattazione collettiva nazionale non è stata in grado di contrattare livelli salariali adeguati, basti pensare al CCNL della vigilanza, al di sotto di sei euro all’ora. In Italia, nel rapporto tra le tre confederazioni e Confindustria la contrattazione collettiva è stata sempre rivolta alle grandi imprese (quando esistevano). Oggi, va ricordato, le grandi imprese rappresentano appena il 4/5% delle aziende italiane, mentre il 95% sono piccole e medie aziende, dove, ad esempio, non si fa contrattazione di secondo livello e dove le aziende hanno una media di 3 dipendenti. Se togliamo gli oltre 5 milioni di lavoratori autonomi senza dipendenti la media si alza a 10. E sempre a proposito della contrattazione nazionale mi permetto di osservare che sono solo 250 i contratti collettivi nazionali firmati dalle tre confederazioni e dalle organizzazioni datoriali depositati al CNEL contro gli oltre 700 sottoscritti e regolarmente depositati presso il CNEL e il Ministero del lavoro dalle altre Organizzazioni autonome.</p>
<h4>Il salario minimo legale risolverà il problema del lavoro povero?</h4>
<p>Sul salario minimo legale si devono guardare le cifre in concreto, con una domanda: cosa devono rappresentare gli eventuali 9 euro/ora? il salario lordo che al netto diventerebbe € 7,50/ora, i 9,00 lordi sono comprensive del salario differito che rappresenta + 8% per la 13ma mensilità, + 8% per la 14ma, + 6,66% per il TFR? Perché chi non sa leggere la busta paga guarda solo la retribuzione netta mensile e non il reddito annuale del lavoro (RAL), che comprende anche il salario differito. E qui si dovrebbe affrontare il problema del cuneo fiscale che con una eccessiva tassazione falcidia le buste paga.</p>
<h4>Quindi ha cosa è legato il lavoro povero e i bassi salari?</h4>
<p>Il lavoro povero non è legato solo ai bassi livelli di retribuzione, ma anche da lavoro irregolare diffuso, soprattutto al Sud, che proviene dall’economia sommersa con lavoratori sfruttati privi di tutele; dalla promiscuità e frammentarizzazione delle diverse tipologie contrattuali, da forme contrattuali non subordinate e non regolamentate dai CCNL (lavoro occasionale, tirocini extracurruculari), quindi categorie escluse dalla contrattazione; da una ridotta intensità di ore lavorate, infine dalla mancanza contrattazione di secondo livello nelle aziende e altro. Il lavoro sommerso poi, non sufficientemente attenzionato dai governi degli ultimi trent’anni, rappresenta un fenomeno complesso con fattori molteplici che richiede un approccio equilibrato di prevenzione, di applicazione della legge e di comminazione di sanzioni. Alti livelli di imposizione fiscale e di contributi di previdenza sociale, nonché oneri amministrativi non indifferenti sono in genere considerati da imprenditori improvvisati come i fattori di spinta verso il lavoro non dichiarato, ma esistono anche tendenze crescenti verso il subappalto e il falso lavoro autonomo.</p>
<h4>Lei, in sostanza, denuncia una scarsa attenzione all’economia sommersa ed al lavoro irregolare?</h4>
<p>Contrastare l’economia sommersa ed il lavoro irregolare o “nero” è un dovere civico di ogni democrazia. Non dimentichiamo che il tributo di morti sul lavoro che paghiamo spesso è dovuto a scarsi investimenti in sicurezza. E vuole che chi fa lavoro nero pensando di risparmiare possa pensare alla sicurezza sul lavoro? Quella del lavoro nero e dell’economia sommersa è cosa seria, qui si tratta di una battaglia lunga e diuturna che è difficile immaginarla al pari di una partita di calcio che si vince o si perde al 90° minuto, espressione che fotografa in modo reale la situazione. La natura complessa del problema suggerisce l’attivazione di un mix di politiche e strumenti capaci di incidere profondamente sul fenomeno dell’economia sommersa e del lavoro non regolare. Il lavoro sommerso che viene generato dall’economia non rilevata, non costituisce solamente un problema dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto dal punto di vista sociale. La riduzione dell’economia e del lavoro non regolare, di conseguenza, diviene uno dei principali obiettivi di politica economica.</p>
<h4>Quindi oltre al lavoro povero il mercato del lavoro registra altre distorsioni?</h4>
<p>Assolutamente si! Le distorsioni prodotte nel mercato del lavoro per effetto di irregolarità, lavoro “nero” o “grigio” costituiscono la maggiore mortificazione del valore sociale e della dignità del lavoro e oltre ad essere, per come affermato, la principale causa delle morti e degli incidenti sul lavoro, sono anche una delle cause scatenanti delle nuove marginalità sociali per le categorie svantaggiate nel mercato del lavoro, quali disabili, donne, immigrati, disoccupati con basso livello di skill, quindi di remunerazione salariale, senza dimenticare le distorsioni sul mercato che il dumping sociale produce.</p>
<h4>Sta parlando dei contratti pirata?</h4>
<p>Assolutamente si! E’ su tale questione che deve essere analizzata la tematica dei c.d. “contratti-pirata”, la cui risoluzione non può trovare soluzione nell’intervento giurisprudenziale, come in atto sta avvenendo.</p>
<h4>E quale dovrebbe essere lo sbocco?</h4>
<p>Non si sfugge alle due ipotesi delineate dalla recente direttiva euro-unitaria n. 2022/2041, secondo cui la garanzia di retribuzioni eque e dignitose si consegue o con l’introduzione del salario minimo per legge, come previsto in 21 paesi su 27 dell’Unione Europea (ma anche da Stati Uniti e Gran Bretagna, paradigmi del capitalismo anglosassone, altro che “nazionalizzazione del salario” come improvvidamente affermato da qualcuno), ovvero con una legge che attribuisca efficacia generale ai contratti collettivi nazionali di lavoro. Ipotesi, quest’ultima, che non può che essere rispettosa delle previsioni dell’art. 39 Cost., senza, quindi, alcun riferimento ai CCNL dei sindacati c.d. “comparativamente più rappresentativi”.</p>
<h4>Quindi i proponenti il salario minimo ne fanno una questione ideologica o di bandierine?</h4>
<p>Le considerazioni anzi fatte, credo bastino per evidenziare che affrontare il tema del salario minimo legale solo in termini ideologici non servirà a risolvere completamente il problema del lavoro povero, in quanto ci sono lavori poveri -al di fuori della contrattazione – poiché irregolari che ruotano attorno all’economia sommersa e a quella criminale che, in Italia, vale circa 270 mld di € le quali sfuggono ad ogni forma di imposizione fiscale e previdenziale.</p>
<h4>Allora qual’è l’area vera individuabile dei lavoratori sottopagati?</h4>
<p>Si tratta di oltre 4 milioni di lavoratori sottopagati esclusi dall’area della contrattazione collettiva moltissimo ancora al di sotto dei 9,00 euro l’ora. Va trovato quindi un punto d’incontro serio e soprattutto applicabile.</p>
<p>Tutta questa complessa situazione è necessario analizzare per parlare di salario fissato per legge senza strumentalità politiche.</p>
<h4>Il Governo può aiutare davvero le parti sociali in questa partita?</h4>
<p>Certamente, se si mettono da parte le bandierine ideologiche e si discute, seriamente e concretamente a partire dalle coperture finanziarie nella legge di bilancio, della riduzione del cuneo fiscale, che impoverisce salari e pensioni, anche con sovrapposizione di diversificate imposte: IRPEF, addizionali comunali e regionali, tributi comunali e balzelli vari. Per non parlare dei balzelli delle multe da autovelox inflitte tutti i giorni dai Comuni per fare cassa, specialmente al sud a lavoratori e braccianti agricoli che guadagnano non più di trenta euro al giorno e che devono pagare multe salate per autovelox non tarati o posti in zone dove non c’è pericolo alcuno e non si giustifica quel livello bassissimo di velocità.</p>
<h4>Un paese con più centrali istituzionali che infliggono balzelli, segretario?</h4>
<p>L’Italia è il Paese che tartassa di più ed in particolare il lavoro dipendente e i pensionati, essendo l’unico che impone (scontato i contributi previdenziali e l’Irpef nazionale, ma poi addizionali irpef, regionali, comunali, tasse sulle caldaie, irap. Imu, ecc. . Un solo esempio. In Italia dopo che un lavoratore dipendente ha pagato per oltre 42 anni, oltre agli scontati contributi previdenziali, Irpef fino al 37/42% della propria retribuzione, quando va in pensione, gli si effettua ancora un prelievo del 27%, a fronte del 2% in Germania, 5% in portogallo, 10% in Francia. Io penso che la pensione dovrebbe essere esentata da ogni ulteriore detassazione. Al massimo si dovrebbe richiedere un contributo di solidarietà del 5%. Su questo si rifletta per invertire la rotta”.</p>
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