Il Tempo dedica un approfondimento al saggio Umanesimo del Lavoro di Benedetto Di Iacovo: intelligenza artificiale, diritti e nuova rappresentanza.

Il quotidiano nazionale Il Tempo, nell’edizione del 22 dicembre 2025, ha dedicato un ampio spazio al saggio Umanesismo del Lavoro di Benedetto Di Iacovo, pubblicato da Edizioni Rubbettino.
Un riconoscimento editoriale significativo, che colloca il volume al centro del dibattito pubblico sul futuro del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale e delle piattaforme digitali.

L’articolo riprende i passaggi chiave del libro, sottolineandone l’impianto culturale e operativo.
Non un testo accademico, ma un saggio di visione che richiama il sindacato, le istituzioni e le imprese a una responsabilità nuova.
Governare l’innovazione, non subirla.

Tecnologia e lavoro, una svolta storica

Secondo quanto evidenziato nell’articolo, intelligenza artificiale, reti digitali, robotica e piattaforme globali stanno trasformando non solo l’economia, ma la società e l’identità stessa del lavoro.
La tecnologia non è più soltanto uno strumento.
È diventata una condizione dell’esistenza collettiva.

Come ogni grande passaggio storico, il rischio è che il progresso tecnologico corra più veloce della giustizia sociale.
Da qui la necessità, ribadita nel saggio, di rimettere la persona che lavora al centro dei processi produttivi e decisionali.

Il lavoro come costruttore di civiltà

Nel contributo firmato da Benedetto Di Iacovo, riportato dal quotidiano, emerge con forza una tesi centrale.
Il lavoro è il più grande costruttore di civiltà.
È il modo concreto attraverso cui l’uomo trasforma il mondo e dà senso a sé stesso.

L’intelligenza artificiale può migliorare sicurezza, organizzazione e qualità del lavoro.
Ma può anche generare nuove forme di controllo, disuguaglianza e precarietà.
La differenza la fa la governance.

Il ruolo del sindacato nell’era degli algoritmi

L’articolo evidenzia come Umanesimo del Lavoro proponga un modello di sindacato di comunità, capace di uscire da schemi novecenteschi e di presidiare i luoghi reali in cui oggi si produce valore.
Non solo fabbriche, ma piattaforme digitali, flussi di dati, filiere cognitive e logistiche.

Il sindacato, in questa visione, non può limitarsi a difendere il salario.
Deve contrattare l’uso degli algoritmi.
Deve pretendere trasparenza, criteri equi di valutazione delle performance, tutela dei dati, limiti al controllo digitale.
Deve partecipare ai processi decisionali.

I contributi di Ballistreri e Marino

A rafforzare l’impianto del volume, come sottolineato da Il Tempo, sono i contributi di Maurizio Ballistreri, professore di Diritto del Lavoro e Diritto Sindacale all’Università di Messina, e di Domenico Marino, professore di Economia all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.

Ballistreri analizza le implicazioni giuridiche della rivoluzione digitale.
Dalla privacy alla non discriminazione algoritmica.
Dalla necessità di nuovi diritti di cittadinanza digitale alla ridefinizione delle tutele collettive.

Marino approfondisce invece gli effetti economici e sociali dell’intelligenza artificiale.
Il lavoro che si frammenta.
La gig economy.
Il rischio di un mercato sempre più disintermediato e governato da piattaforme che concentrano potere decisionale e valore.

Un saggio come bussola culturale

Il quotidiano definisce Umanesimo del Lavoro una bussola preziosa per orientarsi nella complessità del presente.
Un testo che invita a non separare innovazione e giustizia sociale.
Tecnologia e diritti.
Produttività e dignità.

Il messaggio è netto.
Il futuro del lavoro non è scritto dagli algoritmi.
Si costruisce attraverso scelte politiche, contrattuali e culturali.

Un dibattito aperto

Con questa pubblicazione, Il Tempo contribuisce ad ampliare il confronto pubblico su uno dei temi più rilevanti del nostro tempo.
Come governare l’innovazione senza sacrificare le persone.
Come rendere la tecnologia uno strumento di progresso condiviso.

Umanesimo del Lavoro si propone così come uno strumento di riflessione e di lavoro.
Per sindacalisti, lavoratrici e lavoratori.
Per imprese responsabili.
Per istituzioni chiamate a decidere oggi il lavoro di domani.