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Vertenza Konecta: tensione alla Cittadella regionale
La vertenza Konecta torna al centro dell’attenzione dopo quanto accaduto alla Cittadella regionale, dove i lavoratori hanno manifestato per chiedere risposte concrete sul proprio futuro occupazionale.
Un momento che, secondo CONFIAL, assume una rilevanza non solo politica e istituzionale, ma anche profondamente umana.
Lavoratori senza interlocutori
I lavoratori e le lavoratrici presenti alla mobilitazione chiedevano un confronto diretto con il Presidente della Regione e con l’Assessore al Lavoro.
Un confronto che però non si è concretizzato.
Alla loro richiesta è seguita l’ennesima risposta indiretta:
“stiamo lavorando a una soluzione”.
Una formula già utilizzata nei giorni precedenti e che, a oggi, non ha prodotto alcun atto concreto.
Una situazione che non può più essere rinviata
La vertenza riguarda centinaia di lavoratori e lavoratrici che vivono una condizione di forte precarietà, con contratti in scadenza e prospettive occupazionali incerte.
Secondo CONFIAL, non è più sostenibile continuare a chiedere tempo a chi già vive una situazione critica, con il rischio concreto di una emergenza sociale.
La posizione di CONFIAL
CONFIAL Nazionale esprime pieno sostegno ai lavoratori e condanna atteggiamenti istituzionali caratterizzati da distanza e mancanza di confronto.
Il sindacato richiama le istituzioni a un’assunzione chiara di responsabilità:
– risposte immediate
– garanzie occupazionali reali
– tempi certi
Governare, sottolinea CONFIAL, significa assumere decisioni e non limitarsi a dichiarazioni generiche.
Verso una possibile escalation della mobilitazione
In assenza di risposte concrete, il rischio è quello di un innalzamento del livello della mobilitazione sindacale.
CONFIAL annuncia il proprio sostegno alle iniziative della segreteria territoriale, guidata dal segretario provinciale Fabio Tomaino, con il pieno supporto della segreteria nazionale.
Il lavoro come diritto
La vertenza Konecta richiama un principio fondamentale:
il lavoro non è una concessione.
È dignità.
È futuro.
È diritto.
E nessun lavoratore può essere lasciato solo.

