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Pietro Zantonini: vigilante muore sul lavoro
Un lavoratore di cinquantacinque anni, Pietro Zantonini, è morto nella notte dell’otto gennaio duemilaventisei mentre svolgeva un servizio di vigilanza notturna all’esterno del Palaghiaccio di Cortina d’Ampezzo, in un’area di cantiere collegata alle opere per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, l’uomo stava controllando i cantieri in condizioni climatiche estreme, con temperature che nella notte hanno raggiunto i meno dodici gradi.
L’Autorità giudiziaria ha disposto il sequestro della salma e l’esecuzione dell’autopsia, a seguito della denuncia presentata dai familiari.
Un atto dovuto, che apre una fase di accertamenti approfonditi sulle condizioni di lavoro, sull’organizzazione del servizio e sulle misure di tutela adottate.
Non esistono morti inevitabili
Per CONF.I.A.L. non esistono “morti inevitabili”.
Quando un lavoratore perde la vita mentre è in servizio, non si è di fronte a una fatalità, ma a un fallimento del sistema di prevenzione, controllo e responsabilità.
In casi come questo, l’intera filiera deve attivarsi in modalità di verifica immediata.
Committenti, appaltatori, subappaltatori, datori di lavoro e organismi di controllo sono chiamati a ricostruire puntualmente i fatti, rendere tracciabili le decisioni prese e assumersi le conseguenze laddove emergano omissioni o sottovalutazioni dei rischi.
Le condizioni di lavoro sotto esame
Dalle informazioni riportate dagli organi di stampa, i familiari avrebbero espresso preoccupazioni legate ai turni, alle tutele e alle condizioni operative del servizio.
Elementi che rendono indispensabili accertamenti rigorosi, non comunicazioni di circostanza.
CONF.I.A.L. chiede massima trasparenza e l’avvio di un audit straordinario su:
– condizioni di lavoro e turnazioni notturne;
– rispetto dei tempi di riposo;
– sorveglianza sanitaria;
– formazione e dotazioni di protezione individuale;
– gestione del rischio “microclima” per le attività svolte all’aperto, in particolare nei servizi di vigilanza notturna.
L’attenzione deve essere massima soprattutto nei cantieri legati ai grandi eventi, dove l’urgenza dei tempi non può mai tradursi in un abbassamento delle soglie di sicurezza.
La sicurezza come responsabilità sistemica
La morte di un lavoratore in un contesto così esposto riporta al centro una questione strutturale.
La sicurezza non è un adempimento formale né un costo accessorio.
È una responsabilità sistemica che richiede prevenzione continua, controlli efficaci e una governance chiara.
Investire in sicurezza significa ridurre infortuni, tutelare vite umane e abbattere costi sociali enormi.
Ogni euro speso in prevenzione ha un ritorno altissimo, perché salva persone e rafforza la credibilità del sistema produttivo.
L’impegno di CONF.I.A.L.
CONF.I.A.L. seguirà con attenzione l’evolversi dell’inchiesta.
Il sindacato garantirà tutela sindacale, segnalazioni agli organi competenti e un presidio costante fino a quando non sarà fatta piena luce su quanto accaduto.
La sicurezza sul lavoro è la prima voce di bilancio morale e gestionale del Paese.
Difenderla significa difendere la dignità di chi lavora, ogni giorno, anche nelle condizioni più difficili.

