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Lavoro povero
Roma, 19 settembre 2025 — La CONF.I.A.L. torna ad accendere i riflettori sul tema del lavoro povero in Italia, parlando chiaro: il divario salariale con molti Paesi europei non è casuale, ma frutto di politiche deboli, contrattazione compromessa e troppi compromessi al ribasso.
I dati che confermano il problema
- In Italia i salari reali sono inferiori del 8,7% rispetto al 2008, secondo dati recenti.
- Numerosi analisti sottolineano che, pur non essendo i più bassi in assoluto, gli stipendi italiani restano tra i più deboli quando confrontati con quelli di Germania, Francia, Belgio, Finlandia e Paesi Bassi.
- Un articolo del Manifesto segnala che quasi il 60% dei lavoratori dipendenti italiani percepisce salari inferiori alla media generale, specie nei settori privati, con forme di occupazione discontinua e part-time farciti di incertezza.
Il divario nella scuola e nei settori fondamentali
Anche il comparto scuola paga il prezzo di questa situazione: gli stipendi iniziali italiani per gli insegnanti sono spesso meno della metà di quelli tedeschi, confrontando dati recenti. CONF.I.A.L. sottolinea che questa disparità mina la qualità dell’istruzione e la motivazione dei docenti.
Le responsabilità
Non si tratta solo di mercato globale:
- Le associazioni datoriali più forti spesso chiedono compromessi salariali che portano al ribasso.
- Alcuni sindacati “storici” accettano compromessi che indeboliscono la contrattazione collettiva.
- La mancanza di trasparenza in alcuni contratti rende difficile capire quanto i salari realmente rispondano all’inflazione o al costo della vita.
Le richieste di CONF.I.A.L.
Per uscire da questa crisi salariale, CONF.I.A.L. propone:
- Una contrattazione collettiva libera e forte, capace di imporre adeguamenti omogenei che riducano il gap con l’Europa.
- Trasparenza salariale in ogni contratto, pubblico e privato, con monitoraggi indipendenti sul potere d’acquisto.
- Un rafforzamento della potenza contrattuale sindacale, per bilanciare il potere datoriali e restituire dignità al lavoro.
“Non chiediamo carità, chiediamo rispetto. Non chiediamo solo salari più alti, ma una contrattazione che non sia più la variabile d’appoggio del profitto.” — CONF.I.A.L.
Perché questo è fondamentale
Il lavoro povero non è solo un’emergenza economica, ma una questione sociale, democratica, educativa. Un salario dignitoso significa che:
- si sostiene la tenuta delle famiglie;
- si garantisce motivazione e qualità sul lavoro;
- si rafforza la coesione sociale;
- si impedisce che giovani e professionisti validi siano costretti a emigrare o ad accettare condizioni inaccettabili.
Con questa consapevolezza, CONF.I.A.L. rilancia il suo impegno: dare voce e valore al lavoro, tornare alla contrattazione autentica, promuovere equità salariale. Perché il lavoro povero non è destino: può essere combattuto, se si agisce insieme.

