Scopri come le recenti sentenze sulla libertà sindacale cambiano le regole del gioco per i diritti dei lavoratori.

Libertà sindacale

Corte Costituzionale e Cassazione rimettono al centro i diritti, non le rendite

Per anni in Italia si è parlato di libertà sindacale come di un principio acquisito, ormai inattaccabile.
La realtà, però, è stata più complessa. E spesso più opaca.

L’articolo 39 della Costituzione tutela la libertà sindacale in tutte le sue forme. Ma per decenni questo principio è stato progressivamente compresso non con un atto esplicito, bensì attraverso meccanismi indiretti: accordi interconfederali, prassi consolidate, regole costruite fuori dal Parlamento e poi fatte valere come se fossero legge.

Un sistema che ha prodotto, nel tempo, tavoli chiusi, selezione preventiva delle organizzazioni, esclusione dei sindacati autonomi e una rappresentanza sempre più distante dai luoghi di lavoro reali.

Oggi, però, qualcosa sta cambiando.

Le più recenti sentenze della Corte Costituzionale e l’orientamento costante della Corte di Cassazione stanno riportando ordine, ristabilendo un principio semplice ma fondamentale: le libertà sindacali non sono comprimibili.

Il nodo centrale: l’accesso ai diritti sindacali

Per troppo tempo l’accesso alle agibilità sindacali nei luoghi di lavoro è stato subordinato a criteri formali, primo fra tutti la firma di un contratto collettivo nazionale.

Un vero e proprio “tornello”:
chi firmava entrava,
chi non firmava restava fuori,
anche se rappresentava lavoratori reali, presenti e attivi in azienda.

Questo meccanismo ha trasformato un diritto costituzionale in una concessione.
Un’anomalia che CONF.I.A.L. denuncia sin dalla sua nascita.

Le pronunce della Corte Costituzionale – a partire dal 2013 fino alla più recente sentenza n. 156 del 2025 – affermano con chiarezza che la rappresentanza non può essere ridotta a un atto formale.
La libertà sindacale nasce dall’organizzazione dei lavoratori, non da una bollinatura nazionale.

Un messaggio chiaro anche per il legislatore: nessuna futura legge può aggirare l’incomprimibilità delle libertà sindacali.

Un sistema costruito dagli stessi “giocatori”

Va detto con onestà: per anni il sistema delle relazioni industriali è stato regolato dagli stessi soggetti che lo dominavano.

Accordi privati sono diventati regole generali.
Intese intersindacali sono state fatte valere come norme.
E una parte, minoritaria ma influente, del Parlamento ha spesso avallato questo assetto.

Il risultato è stato:

  • un monopolio di fatto della rappresentanza;
  • l’esclusione sistematica di organizzazioni non allineate;
  • una contrattazione autoreferenziale, lontana dai luoghi di lavoro.

Un sistema che ha impedito, di fatto, l’approvazione di una vera legge sulla rappresentanza, perché l’assenza di regole chiare favoriva chi già controllava i tavoli.

Oggi quel meccanismo sta scricchiolando.

Consulta e Cassazione: tornano i diritti

Le sentenze più recenti lanciano un segnale inequivocabile:
le agibilità sindacali non sono un premio,
non sono una concessione dei firmatari,
non sono uno strumento per difendere rendite di posizione.

La Corte di Cassazione ribadisce che lo Statuto dei Lavoratori va letto alla luce dell’articolo 39 della Costituzione, non piegato a logiche escludenti.

In altre parole:
dove c’è sindacato vero, devono esserci diritti veri.

Escludere organizzazioni realmente presenti nei luoghi di lavoro non significa “fare ordine”.
Significa produrre conflitto, contenzioso e sfiducia.
Ed è una violazione costituzionale.

La proposta CONF.I.A.L.: regole uguali, diritti certi

CONF.I.A.L. indica una strada chiara e trasparente.

Serve una legge sulla rappresentanza che tenga insieme:

  • criteri misurabili;
  • presenza effettiva nei luoghi di lavoro;
  • consenso reale dei lavoratori.

La rappresentanza non è un’etichetta.
È un fatto concreto, quotidiano.

Ogni organizzazione sindacale realmente presente in azienda – con iscritti, attività e consenso verificabile – deve avere diritto alle agibilità e alla partecipazione alle dinamiche sindacali.

Questa è la democrazia industriale.
Il resto è recinzione.

Una scelta davanti al legislatore

Il sindacalismo autonomo oggi è una realtà: democratica, progettuale, innovativa.
Negarlo non è più possibile.

Il legislatore è chiamato a scegliere:
o una rappresentanza inclusiva e misurabile,
o un sistema chiuso che produce solo conflitti.

CONF.I.A.L. non ha dubbi.
Sceglie la prima strada.

Perché la libertà sindacale non si concede.
Si garantisce.