Ponte sullo Stretto, Di Iacovo: «Non è al posto delle altre infrastrutture. Può essere l’acceleratore dello sviluppo del Sud»
Per il Segretario Generale CONF.I.A.L. il Ponte deve essere inserito in una strategia complessiva che integri Gioia Tauro, alta velocità, porti, aeroporti, autostrade e logistica, trasformando Calabria e Sicilia in una piattaforma strategica europea nel Mediterraneo.
Il Ponte sullo Stretto non come infrastruttura isolata, né come alternativa agli altri investimenti necessari nel Mezzogiorno, ma come elemento capace di accelerare la costruzione di un sistema infrastrutturale moderno e integrato.
È questa la posizione espressa da Benedetto Di Iacovo, Segretario Generale CONF.I.A.L., che interviene sul percorso verso la progettazione esecutiva dell’opera collegando il tema del Ponte a una visione più ampia dello sviluppo di Calabria, Sicilia e dell’intero Mezzogiorno.
Per Di Iacovo, il recente passaggio compiuto dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici assume particolare significato se letto insieme agli investimenti destinati al porto di Gioia Tauro.
Due questioni che, nella sua prospettiva, fanno parte della stessa strategia.
Ponte sullo stretto: Una visione che parte dal 1991
La posizione di Di Iacovo sul Ponte non nasce dal dibattito di questi mesi.
Il Segretario Generale CONF.I.A.L. ricorda di sostenere questa prospettiva fin dal 1991, quando, da Segretario generale della UIL di Reggio Calabria, incarico ricoperto fino al 2000, promuoveva una visione della Calabria fondata sulla capacità di trasformare la propria posizione geografica in un’opportunità di sviluppo.
Una visione che trovò una concreta espressione anche nella stagione del Patto d’Area di Gioia Tauro, che Di Iacovo contribuì a promuovere e sottoscrivere e che accompagnò una fase decisiva per lo sviluppo del porto e l’insediamento delle attività legate a MCT e al gruppo Contship.
L’esperienza di Gioia Tauro rappresenta oggi, secondo Di Iacovo, la dimostrazione di quanto una grande infrastruttura possa modificare il ruolo economico e strategico di un territorio.
«Superare il benaltrismo»
Uno dei punti centrali dell’intervento riguarda quella che Di Iacovo definisce la logica del “benaltrismo”: contrapporre continuamente il Ponte alle altre necessità del Sud.
Ferrovie, strade, ospedali, porti, aeroporti e reti idriche rappresentano esigenze reali.
L’errore, secondo il Segretario Generale CONF.I.A.L., è considerarli alternativi tra loro.
«Non voglio il Ponte invece delle ferrovie. Voglio il Ponte insieme alle ferrovie. Non voglio il Ponte invece delle autostrade, dei porti o degli aeroporti.»
Una connessione stabile tra Sicilia e continente, infatti, renderebbe ancora più urgente disporre di una rete ferroviaria moderna, dell’alta velocità e dell’alta capacità per le merci, di collegamenti autostradali efficienti e di una maggiore integrazione tra porti, aeroporti e piattaforme logistiche.
In questa prospettiva, il Ponte potrebbe diventare proprio l’acceleratore degli investimenti che il Mezzogiorno attende da decenni.
Non soltanto un Ponte, ma un ecosistema economico
L’impatto potenziale dell’opera, secondo Di Iacovo, andrebbe inoltre ben oltre la mobilità.
Attorno a una grande infrastruttura potrebbero svilupparsi servizi turistici e ricettivi, commercio, ristorazione, poli congressuali, infrastrutture digitali, servizi alle imprese, piattaforme logistiche, formazione professionale, università e ricerca.
La maggiore accessibilità potrebbe inoltre aumentare l’attrattività del territorio nei confronti degli investimenti privati nazionali e internazionali.
Il punto, quindi, è passare dalla progettazione del Ponte alla progettazione di un vero ecosistema territoriale dello Stretto.
Calabria e Sicilia come porta europea sul Mediterraneo
Al centro della riflessione c’è soprattutto un cambio di prospettiva geografica.
Guardate dal Nord Europa, Calabria e Sicilia possono apparire come l’estremità meridionale dell’Unione.
Guardate dal Mediterraneo, diventano invece una porta naturale verso l’Europa.
Il porto di Gioia Tauro, i porti siciliani e le infrastrutture terrestri delle due regioni potrebbero essere integrati in una piattaforma logistica e produttiva collegata alle rotte tra Europa, Nord Africa, Medio Oriente e Mediterraneo.
«Non dobbiamo più considerare il Mezzogiorno come la parte terminale dell’Europa. Calabria e Sicilia possono diventare una delle porte naturali dell’Europa.»
Progettare oggi il “dopo Ponte”
Per CONF.I.A.L., quindi, la discussione non dovrebbe limitarsi alla realizzazione dell’opera.
Occorre iniziare fin da ora a progettare ciò che dovrà accompagnarla.
Alta velocità ferroviaria, alta capacità per le merci, modernizzazione delle autostrade, collegamenti portuali e retroportuali, aeroporti, logistica, energia, reti digitali, ricettività, formazione, rigenerazione urbana e attrazione degli investimenti devono diventare parti di una strategia unitaria.
Una responsabilità che, secondo Di Iacovo, riguarda Governo, Regioni, Comuni, imprese, università e parti sociali.
«Il lavoro si crea costruendo le condizioni dello sviluppo»
Il filo conduttore della posizione di Di Iacovo resta il lavoro.
«Il lavoro non si crea per decreto. Si crea costruendo le condizioni dello sviluppo.»
È lo stesso principio che, nella sua ricostruzione, guidò la stagione del Patto d’Area di Gioia Tauro e che oggi dovrebbe accompagnare una sfida di dimensione nazionale ed europea.
Ponte, Gioia Tauro, alta velocità, porti, aeroporti, autostrade e logistica non rappresentano dunque progetti concorrenti, ma parti di un’unica strategia.
L’obiettivo indicato è trasformare il Mezzogiorno da territorio percepito come periferico a grande piattaforma europea nel Mediterraneo.
«Sostengo quest’opera da oltre trent’anni non per innamoramento di un ponte, ma perché continuo a credere nello sviluppo, nel lavoro e nella possibilità che il Mezzogiorno smetta definitivamente di considerarsi periferia e cominci a comportarsi per ciò che geograficamente può essere: il grande hub europeo nel cuore del Mediterraneo.»
Benedetto Di Iacovo
Segretario Generale CONF.I.A.L.

