Un lavoratore muore all’ILVA di Taranto. CONFIAL chiede più controlli, prevenzione reale e responsabilità misurabili per fermare la strage sul lavoro.

Un nuovo, grave incidente mortale sul lavoro si è verificato presso lo stabilimento ILVA di Taranto, riaccendendo l’attenzione su un tema che continua a segnare drammaticamente il mondo del lavoro italiano. Secondo quanto riportato dalle principali testate nazionali, un lavoratore ha perso la vita durante l’attività lavorativa, mentre sono in corso gli accertamenti da parte delle autorità competenti per ricostruire la dinamica dei fatti e verificare eventuali responsabilità.

L’ennesima morte sul lavoro rappresenta un evento che non può essere archiviato come una fatalità. Ogni vittima è il segnale di una falla nel sistema di prevenzione, di controlli insufficienti o di procedure che non hanno funzionato come avrebbero dovuto.

La mobilitazione e il segnale dello sciopero

In seguito all’accaduto, è stato proclamato uno sciopero come forma di protesta e di richiamo alla responsabilità collettiva. Una scelta che, come evidenziato da CONFIAL, rappresenta un segnale forte e necessario, perché richiama l’urgenza di fermare quella che ormai appare come una strage silenziosa nei luoghi di lavoro.

Tuttavia, lo sciopero da solo non può bastare. La sicurezza non può ridursi a un gesto simbolico o a una reazione emergenziale. Deve essere il risultato di una governance strutturata, fondata su prevenzione, controllo continuo e responsabilità misurabile.

Sicurezza come investimento, non come costo

CONFIAL ribadisce con forza che la sicurezza sul lavoro non è uno slogan né un adempimento burocratico. È un investimento ad alto valore sociale. Servono ispezioni sistematiche e mirate, e soprattutto un numero adeguato di ispettori del lavoro, in grado di garantire una vigilanza reale e costante.

Più controlli significano maggiore emersione delle irregolarità, più recupero sanzionatorio e contributivo per lo Stato, ma soprattutto meno infortuni e meno morti. La prevenzione è l’investimento con il ritorno più alto possibile, perché salva vite umane e riduce i costi sociali ed economici che derivano dagli incidenti sul lavoro.

Lavoro nero e sicurezza: un legame da spezzare

Un altro elemento centrale riguarda il contrasto al lavoro nero e irregolare, che spesso si accompagna a un abbassamento della soglia di attenzione sulla sicurezza. CONFIAL ritiene necessario rafforzare le maxi sanzioni per scoraggiare non solo il lavoro nero in senso stretto, ma anche tutte le forme di elusione contrattuale che espongono i lavoratori a maggiori rischi.

Dove manca legalità, manca sicurezza. E dove manca sicurezza, il prezzo più alto lo pagano sempre i lavoratori.

Proposte operative: dalla vigilanza alle liste di legalità

Alla luce di quanto accaduto, CONFIAL rilancia la proposta di strumenti concreti e immediatamente operativi, tra cui l’istituzione di una Centrale Allarme Emersione nazionale, affiancata da Commissioni regionali. L’obiettivo è censire le aziende, incrociare dati e controlli e costruire una White List delle imprese virtuose e una Black List per quelle che non rispettano sicurezza e legalità.

A queste misure si affiancherebbero mappe di rischio territoriali e settoriali, per orientare controlli e prevenzione nei comparti e nelle aree più esposte, come edilizia, agricoltura e industria pesante.

Un nodo politico e istituzionale da affrontare

La tragedia avvenuta all’ILVA di Taranto solleva anche un interrogativo politico e istituzionale. Parliamo di un impianto strategico, da anni al centro di interventi pubblici, piani industriali e relazioni sindacali strutturate. Se, nonostante questo, si continua a morire sul lavoro, allora è evidente che il sistema va ripensato.

Non bastano presìdi formali o dichiarazioni di principio. Servono risultati verificabili e immediati, perché il diritto alla sicurezza non può essere negoziabile.

La posizione di CONFIAL

CONFIAL esprime dolore e sdegno per l’ennesima vittima e vicinanza alla famiglia e ai colleghi del lavoratore. Allo stesso tempo ribadisce l’impegno a continuare una battaglia sindacale e civile che metta al centro la vita delle persone.

Morire lavorando non può essere il prezzo da pagare per produrre.
La sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale e come tale va garantito, ogni giorno, senza eccezioni.