Benedetto Di Iacovo propone un Piano nazionale almeno decennale per manutenzione, prevenzione e messa in sicurezza del territorio: dalla difesa idrogeologica alla rete viaria, dai boschi al rischio sismico. «Spendere prima del disastro significa salvare vite, proteggere imprese e comunità e creare lavoro qualificato».
Nel 1904 Giustino Fortunato utilizzò un’espressione destinata a rimanere nella storia per descrivere la fragilità della Calabria: «uno sfasciume pendulo sul mare».
Sono trascorsi più di centoventi anni e, secondo il Segretario Generale CONF.I.A.L. Benedetto Di Iacovo, quella metafora rischia oggi di assumere un significato molto più ampio.
Frane, alluvioni, esondazioni, smottamenti, precipitazioni concentrate, erosione e infrastrutture messe sotto pressione mostrano una fragilità che attraversa ormai molte aree del Paese.
Da qui la proposta della Confederazione: costruire un vero Piano Marshall nazionale per la manutenzione, la prevenzione e la sicurezza del territorio.
Il 94,5% dei Comuni italiani interessato da rischi territoriali
La necessità di cambiare strategia emerge anche dai dati richiamati nell’intervento di Di Iacovo.
Secondo ISPRA, il 94,5% dei Comuni italiani è interessato da rischi legati a frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. I cambiamenti climatici, inoltre, contribuiscono ad aumentare l’intensità delle precipitazioni concentrate e, di conseguenza, il rischio di frane superficiali, colate di fango e alluvioni improvvise.
Il punto, per CONF.I.A.L., è quindi superare una logica che concentra una parte considerevole delle risorse e dell’attenzione pubblica soltanto quando l’emergenza si è già verificata.
«Possiamo continuare ad intervenire soltanto dopo il disastro? Noi crediamo di no», sostiene Di Iacovo.
Un Piano Marshall nazionale, non l’ennesimo intervento emergenziale
La proposta è quella di mettere attorno allo stesso tavolo Governo, Regioni, Province, Comuni, Autorità di bacino, Consorzi di bonifica e gli altri enti competenti per costruire una politica strutturale di difesa e manutenzione del territorio.
Non un programma temporaneo legato all’ultima emergenza, ma un piano pluriennale, finanziato con risorse certe, responsabilità definite e tempi verificabili, mettendo al centro una parola: prevenzione.
Di Iacovo propone, in particolare, che il Piano nazionale straordinario abbia una durata di almeno dieci anni, con priorità, interventi, risorse, tempi, soggetti responsabili e indicatori di risultato chiaramente individuati.
La manutenzione ordinaria deve diventare politica nazionale
Una parte fondamentale del progetto riguarda ciò che spesso riceve meno attenzione: la manutenzione ordinaria.
Pulire e manutenere un corso d’acqua prima delle precipitazioni più intense, intervenire sui sistemi di drenaggio urbano, controllare argini e opere di contenimento o mettere in sicurezza un versante significa agire prima che il problema si trasformi in emergenza.
CONF.I.A.L. propone quindi una mappatura nazionale permanente degli interventi di manutenzione, a partire da alvei, torrenti, fossi e canali di scolo, nel rispetto delle necessarie valutazioni ambientali e idrauliche.
Occorre inoltre intervenire sulla vegetazione quando ostacola il regolare deflusso delle acque e mantenere efficienti i sistemi di drenaggio delle città.
Strade: la sicurezza non si esaurisce nell’asfalto
Un altro capitolo riguarda la rete viaria comunale, provinciale, statale e autostradale.
Per CONF.I.A.L. non è sufficiente rifare periodicamente il manto stradale. Servono manutenzione dei cigli, delle cunette, delle canalizzazioni e dei tombini e una maggiore attenzione alla capacità delle infrastrutture di gestire le acque meteoriche.
Dove tecnicamente appropriato, Di Iacovo propone di favorire pavimentazioni drenanti e sistemi più efficienti di raccolta e smaltimento delle acque.
Nessuna soluzione tecnica, da sola, può eliminare il rischio di allagamenti. Ma infrastrutture progettate e mantenute per favorire il corretto deflusso possono contribuire a ridurne gli effetti.
Boschi e aree montane: recuperare una moderna politica forestale
Il Piano dovrebbe interessare anche il patrimonio forestale e le aree montane.
Per CONF.I.A.L. il lavoro forestale non può essere associato soltanto allo spegnimento degli incendi. Deve tornare ad avere una funzione permanente nella cura del territorio, nel rimboschimento, nella regimazione delle acque, nel controllo dei versanti, nella manutenzione delle aree montane e nella sorveglianza.
Una politica moderna che recuperi la cultura della prevenzione utilizzando oggi tecnologie, professionalità e conoscenze scientifiche più avanzate.
Dal dissesto idrogeologico alla sicurezza sismica
La fragilità italiana non riguarda soltanto frane e alluvioni.
Secondo la proposta CONF.I.A.L., un vero Piano nazionale deve affrontare in maniera coordinata dissesto idrogeologico, rischio sismico e sicurezza di edifici pubblici, scuole, ospedali, ponti, viadotti e infrastrutture strategiche.
«Non possiamo continuare a lavorare a compartimenti stagni. Il territorio è un sistema unico», sottolinea Di Iacovo.
La sicurezza del territorio può creare buon lavoro
La proposta assume anche una forte dimensione occupazionale.
Un programma nazionale di questa portata avrebbe bisogno di tecnici, geologi, ingegneri, forestali, operatori specializzati, manutentori, imprese, consorzi e lavoratori qualificati.
Per Di Iacovo, l’Italia potrebbe così trasformare una delle proprie grandi fragilità in un’opportunità per creare occupazione stabile, qualificata e utile alla collettività.
Un lavoro che produce sicurezza, tutela l’ambiente e le comunità e contribuisce a prevenire tragedie.
«La prevenzione non è un costo. È un investimento»
Il principio economico alla base della proposta è semplice: una parte maggiore delle risorse che oggi diventano necessarie dopo una calamità dovrebbe essere impiegata prima che il disastro avvenga.
Dopo ogni evento estremo lo Stato deve giustamente intervenire per ricostruire infrastrutture, sostenere famiglie e imprese, ripristinare strade e ponti e riparare le opere danneggiate.
Ma prevenire significa ridurre morti, feriti, sfollati, abitazioni e aziende distrutte, infrastrutture interrotte e, di conseguenza, anche la spesa pubblica necessaria per affrontare le emergenze.
«La prevenzione non è un costo. È un investimento».
Una cabina di regia nazionale per superare la frammentazione
CONF.I.A.L. propone infine una cabina di regia nazionale capace di coordinare Regioni, Comuni, Province, Autorità di bacino, Consorzi di bonifica, Anas, concessionari autostradali, Protezione Civile e strutture forestali.
L’obiettivo è superare una frammentazione delle competenze che rischia di tradursi in una frammentazione delle responsabilità.
Il messaggio conclusivo di Di Iacovo è quello di trasformare la prevenzione in una grande politica nazionale.
I cambiamenti climatici non possono essere fermati dall’Italia da sola, ma il Paese può intervenire per ridurne gli effetti, rendere il territorio più resiliente e prepararsi meglio agli eventi estremi.
E deve farlo prima della prossima alluvione, prima della prossima frana, prima della prossima tragedia.
«Governare i fenomeni significa non arrivare dopo con gli stivali nel fango. Significa lavorare prima affinché quel fango faccia meno danni possibile».
Da qui la proposta di una nuova politica nazionale fondata su cinque parole: manutenzione, prevenzione, sicurezza, lavoro e tutela del territorio. Un vero Piano Marshall per l’Italia fragile.

