Salari, pensioni, fisco, caro energia, consumi, imprese e partecipazione dei lavoratori al centro della ripresa dell’iniziativa sindacale. CONFIAL., ISL e FE.D.I.CONS presentano una piattaforma per una nuova politica nazionale dei redditi.
Settembre non rappresenta soltanto il rientro dalle ferie e la ripresa a pieno ritmo delle attività economiche e produttive del Paese.
Per CONF.I.A.L. significa tornare sulle vertenze, nei luoghi di lavoro e nei territori e riaprire le questioni rimaste sul tavolo prima della pausa estiva: salari, pensioni, sicurezza, rinnovi contrattuali, fiscalità, qualità dell’occupazione e partecipazione dei lavoratori.
La ripresa avviene in un quadro nel quale i costi dell’energia, dei carburanti e dei trasporti possono incidere contemporaneamente sui bilanci delle famiglie e su quelli delle imprese.
Da qui l’iniziativa congiunta di CONF.I.A.L., ISL – Istituto Studi sul Lavoro e FE.D.I.CONS – Federazione Difesa Consumatori, che accompagna la proposta politico-sindacale per l’autunno 2026 con un allegato tecnico dedicato a redditi, salari, pensioni, consumi e costo della vita.
Una domanda: quanto reddito rimane davvero alle famiglie?
Il punto di partenza è il potere d’acquisto.
Quanto rimane effettivamente nelle tasche di un lavoratore, di un pensionato o di una famiglia una volta sostenute le spese essenziali?
Ma CONF.I.A.L. pone contemporaneamente una seconda domanda: quanto incidono gli stessi rincari sulla capacità delle imprese di produrre, investire e creare occupazione?
L’obiettivo è evitare una contrapposizione semplicistica tra lavoratori, consumatori e imprese.
Il lavoratore che utilizza l’automobile per raggiungere il posto di lavoro subisce direttamente il rincaro dei carburanti. L’artigiano, il commerciante, l’autotrasportatore e la PMI sostengono maggiori costi per energia, logistica, materie prime e trasporti.
E una parte di questi aumenti può progressivamente trasferirsi lungo la filiera fino al prezzo finale pagato dal consumatore.
FE.D.I.CONS evidenzia proprio questo possibile effetto cumulativo: il cittadino può pagare il rincaro una prima volta direttamente attraverso carburante, bollette e trasporti e una seconda volta attraverso l’aumento dei prezzi di beni e servizi.
Il ceto medio non può continuare a impoverirsi
CONF.I.A.L. richiama quindi l’attenzione sulla progressiva riduzione dei margini economici di quella vasta area del Paese composta da lavoratori, pensionati, famiglie, professionisti, commercianti, artigiani e piccoli imprenditori.
È un ceto medio che produce reddito, paga imposte e contribuisce alla tenuta economica e sociale del Paese, ma che rischia progressivamente di scivolare verso il basso.
Per questo l’organizzazione sindacale chiede che l’autunno 2026 segni l’avvio di una vera politica nazionale dei redditi.
Una nuova ipotesi IRPEF: le simulazioni dell’ISL
Tra le proposte allo studio c’è una rimodulazione della struttura dell’IRPEF.
L’ipotesi elaborata dall’ISL prevede cinque aliquote: 15% fino a 18.808 euro, 20% da 18.808 a 28.000 euro, 25% da 28.000 a 40.000, 30% da 40.000 a 60.000 e 43% oltre i 60.000 euro.
Le simulazioni contenute nell’allegato tecnico mostrano, sull’imposta lorda, una minore imposizione teorica di circa 1.200 euro annui su 15.000 euro di imponibile, 1.940 euro su 30.000, 2.740 euro su 40.000, 3.040 euro su 50.000 e 4.340 euro su 60.000 euro.
Un punto, tuttavia, deve essere chiarito.
Non si tratta della previsione del beneficio netto che ogni contribuente riceverebbe né di una proposta legislativa già definita.
L’allegato precisa infatti che le simulazioni riguardano esclusivamente l’IRPEF lorda nazionale e non comprendono detrazioni, addizionali locali, deduzioni, altri redditi o condizioni familiari. Anche il costo complessivo per la finanza pubblica richiederebbe microdati fiscali ufficiali e una specifica relazione tecnica.
L’obiettivo è mettere sul tavolo una base numerica sulla quale aprire il confronto con Governo e Parlamento.
Aumenti contrattuali, tredicesima, quattordicesima e TFR
La revisione dell’IRPEF rappresenta solo una parte della piattaforma.
CONF.I.A.L. propone di rafforzare la riduzione del cuneo fiscale e contributivo e di introdurre una detassazione strutturale degli aumenti ottenuti attraverso i rinnovi contrattuali, affinché una quota sempre maggiore degli incrementi salariali raggiunga realmente la busta paga.
A questo si aggiungono una tassazione fortemente agevolata di tredicesima e quattordicesima e una revisione della fiscalità sul TFR.
Il principio sostenuto da CONF.I.A.L. è che il trattamento di fine rapporto costituisca salario differito, maturato dal lavoratore anno dopo anno, e debba per questo beneficiare di un trattamento fiscale più favorevole.
Pensioni, l’ipotesi di una fiscalità specifica
Un capitolo distinto riguarda i pensionati.
Per le pensioni minime rimane prioritario il tema dell’adeguatezza degli importi.
Per chi, invece, raggiunge la pensione dopo una lunga vita lavorativa e contributiva, CONF.I.A.L. propone di studiare una fiscalità specifica e fortemente ridotta.
L’allegato tecnico simula, a fini esplorativi, un prelievo del 5% fino a 50.000 euro lordi annui. La differenza teorica rispetto all’IRPEF lorda ordinaria sarebbe, ad esempio, di 2.700 euro annui su una pensione lorda di 15.000 euro, 5.600 euro su 30.000 e 11.200 euro su 50.000.
Anche in questo caso si tratta di una simulazione e non della stima di un aumento netto effettivo della pensione.
L’ISL sottolinea inoltre che una misura di questa portata avrebbe un forte impatto redistributivo e dovrebbe essere sottoposta a una valutazione puntuale delle coperture e del gettito, verificando soglie di 20.000, 30.000, 40.000 e 50.000 euro ed eventualmente ipotizzando un’applicazione graduale.
Sostenere le imprese che producono buon lavoro
Una nuova politica dei redditi, secondo CONF.I.A.L., non può prescindere dalla solidità del sistema produttivo.
Un’impresa appesantita dai costi di energia, trasporti e credito dispone di minori risorse per investire, assumere e migliorare le retribuzioni.
Servono quindi interventi sull’energia, sull’accesso al credito, sull’innovazione, sulla digitalizzazione e sull’efficienza produttiva, con particolare attenzione alle micro, piccole e medie imprese.
Ma al sostegno pubblico deve corrispondere una responsabilità sociale: occupazione stabile, sicurezza, formazione, investimenti e qualità del lavoro.
E quando innovazione, tecnologia, organizzazione e professionalità determinano un incremento reale e certificato della produttività, CONF.I.A.L. ribadisce un principio già posto al centro della propria iniziativa: «Produttività certificata deve significare partecipazione garantita».
Autunno 2026: l’autunno delle scelte
La sintesi dell’analisi congiunta ISL–FE.D.I.CONS è quella di difendere contemporaneamente lavoro, pensioni, consumatori e impresa produttiva.
Più reddito disponibile può sostenere i consumi; consumi sostenibili sostengono le imprese; imprese solide e responsabili possono generare occupazione, innovazione e salari migliori.
È su questo terreno che CONF.I.A.L. intende riaprire la propria iniziativa sindacale a settembre.
«Non vogliamo un autunno della protesta rituale. Vogliamo un autunno della concertazione, della proposta e delle decisioni», affermano i promotori dell’iniziativa.
Perché lavoratori, pensionati, consumatori e piccoli imprenditori non appartengono a economie differenti.
Sono parti dello stesso sistema.
E per Benedetto Di Iacovo, Maurizio Ballistreri e Daniele Mazzoli, la ripresa di settembre deve servire proprio a spezzare il circuito nel quale meno reddito produce meno consumi, meno consumi indeboliscono le imprese e imprese più fragili rendono più vulnerabili occupazione e salari.
L’autunno 2026, dunque, non dovrà diventare l’autunno della paura dei rincari. Dovrà diventare l’autunno delle scelte.

