Di Iacovo: «L’innovazione deve creare lavoro migliore, non lavoratori da lasciare indietro». CONF.I.A.L. propone formazione retribuita, diritto alla ricollocazione e contrattazione preventiva delle trasformazioni prodotte dall’IA.
L’intelligenza artificiale non sta semplicemente introducendo nuovi strumenti nei luoghi di lavoro. Sta modificando il modo in cui si organizzano attività, competenze e responsabilità.
Processi che fino a pochi anni fa richiedevano un intervento umano possono essere automatizzati o profondamente trasformati. Altre mansioni nasceranno, altre ancora richiederanno competenze differenti.
È dentro questa trasformazione che, secondo CONF.I.A.L., deve intervenire la contrattazione.
Non quando l’impresa ha già definito la riorganizzazione e comunicato gli esuberi, ma prima, nel momento in cui vengono introdotte le tecnologie e ridisegnata l’organizzazione del lavoro.
Prima di eliminare un posto bisogna provare a trasformarlo
Il principio indicato dalla Confederazione è sintetizzato in una formula: «Prima la transizione, poi l’esubero».
Per CONF.I.A.L. nessun lavoratore dovrebbe perdere il proprio posto per effetto dell’introduzione dell’intelligenza artificiale senza aver avuto prima una concreta opportunità di aggiornare le proprie competenze e trovare una diversa collocazione all’interno dell’organizzazione.
Informazione, formazione e riqualificazione non possono quindi rappresentare un intervento successivo alla crisi occupazionale.
Devono precederla.
Questo significa conoscere anticipatamente quali mansioni saranno maggiormente interessate dall’automazione, individuare le competenze che diventeranno necessarie e costruire percorsi capaci di accompagnare le persone verso le nuove attività.
La formazione deve diventare un diritto effettivo
Uno dei punti centrali della proposta riguarda proprio la formazione.
La trasformazione digitale rischia infatti di produrre una nuova disuguaglianza: da una parte chi possiede già competenze elevate e ha maggiori possibilità di aggiornarle; dall’altra chi svolge mansioni destinate a cambiare più rapidamente e rischia di avere meno occasioni di riqualificazione.
Per CONF.I.A.L. questo schema deve essere rovesciato.
La formazione deve diventare un diritto effettivamente accessibile a tutti, con particolare attenzione ai lavoratori con qualifiche intermedie, alle persone più avanti con l’età, ai giovani che entrano nel mercato del lavoro e a chi opera nelle piccole imprese.
E deve essere formazione vera: retribuita, realizzata durante l’orario di lavoro e accompagnata dalla certificazione delle competenze acquisite.
Un diritto alla ricollocazione prima degli esuberi
Il passaggio successivo è trasformare la formazione in una reale opportunità occupazionale.
CONF.I.A.L. propone quindi di introdurre nella contrattazione un diritto alla ricollocazione interna, da esercitare prima di procedere a riduzioni del personale determinate dall’introduzione di nuove tecnologie.
L’impresa che introduce sistemi capaci di modificare o sostituire determinate attività dovrebbe prima verificare quali lavoratori possano essere formati e destinati ad altre funzioni.
Non una garanzia astratta contro qualsiasi cambiamento organizzativo, ma un principio di responsabilità nella gestione della transizione.
L’algoritmo non deve avere l’ultima parola sulle persone
La proposta si collega a un altro tema già posto da CONF.I.A.L.: il rapporto tra sistemi automatizzati e potere decisionale nei luoghi di lavoro.
Assunzioni, valutazioni professionali, turni, trasferimenti e licenziamenti incidono direttamente sulla vita delle persone.
Per la Confederazione, decisioni di questa natura non possono essere affidate integralmente a un algoritmo.
Deve essere sempre individuabile una responsabilità umana e deve esistere la possibilità di comprendere e contestare le decisioni assunte attraverso strumenti automatizzati.
L’intelligenza artificiale può supportare l’organizzazione del lavoro. Non può trasformarsi in un datore di lavoro invisibile.
Contrattare anche la produttività generata dall’IA
C’è poi una questione economica.
Se l’intelligenza artificiale consente di produrre di più, ridurre tempi e costi o migliorare l’efficienza, chi beneficia di questo nuovo valore?
Per CONF.I.A.L. i guadagni di produttività non possono essere considerati esclusivamente un beneficio dell’impresa.
Una parte deve tornare al lavoro attraverso la contrattazione: salari migliori, premi collegati a risultati verificabili, investimenti nella formazione, riduzione dell’orario o miglioramento delle condizioni di lavoro.
L’innovazione diventa così non soltanto uno strumento di competitività, ma un’occasione per costruire un nuovo equilibrio tra capitale, tecnologia e lavoro.
Il sindacato deve arrivare prima delle riorganizzazioni
È proprio qui che cambia anche il ruolo del sindacato.
Intervenire quando una ristrutturazione è ormai definita significa spesso poter discutere soltanto le conseguenze.
CONF.I.A.L. propone invece una partecipazione anticipata: il confronto deve iniziare quando vengono individuate le tecnologie da adottare, valutati gli effetti sulle mansioni e programmati gli investimenti.
Le rappresentanze dei lavoratori devono poter conoscere quali sistemi saranno introdotti, quali attività verranno modificate e quale impatto è previsto su occupazione, professionalità, salute, sicurezza e carichi di lavoro.
Una partecipazione che, secondo CONF.I.A.L., deve essere garantita alle rappresentanze liberamente scelte dai lavoratori, nel rispetto del pluralismo sindacale e dell’articolo 39 della Costituzione.
CONF.I.A.L.: essere “Costruttori di Futuro”
Per la Confederazione questa sfida rappresenta anche una nuova frontiera dell’azione sindacale.
Essere “Costruttori di Futuro” significa provare ad anticipare le trasformazioni invece di limitarsi a gestirne gli effetti.
Studiare gli scenari, individuare per tempo rischi e opportunità, fornire strumenti ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali e, contemporaneamente, dialogare con un sistema produttivo che deve poter innovare e competere.
CONF.I.A.L. non propone quindi di fermare l’intelligenza artificiale.
La questione è stabilire come governarla e come distribuire i benefici che produce.
«L’innovazione deve creare lavoro migliore, non lavoratori da lasciare indietro», è la posizione espressa dalla Confederazione.
Perché il progresso tecnologico diventa anche progresso sociale quando rafforza le competenze, migliora la qualità del lavoro e offre alle persone nuove opportunità anziché limitarsi a dichiarare superate quelle esistenti.
Prima la transizione, dunque. E solo dopo aver realmente investito sulle persone potrà essere affrontata l’eventuale questione degli esuberi.
Il futuro del lavoro, per CONF.I.A.L., non deve essere semplicemente subìto: deve essere conosciuto, contrattato e costruito insieme.
Benedetto Di Iacovo
Segretario Generale CONF.I.A.L.

