La Confederazione interviene sul confronto in corso sulle nuove regole della rappresentanza: «Il Parlamento non trasformi gli accordi tra pochi in regole per tutti. La rappresentatività deve essere misurata con criteri trasparenti, verificabili e aperti».
Chi decide chi può rappresentare i lavoratori?
È questa, per CONF.I.A.L., la domanda centrale nel confronto che si sta sviluppando intorno alle nuove regole della rappresentanza sindacale.
Una questione che non riguarda soltanto i rapporti tra organizzazioni, ma tocca direttamente libertà sindacale, pluralismo e diritto dei lavoratori di scegliere da chi essere rappresentati.
La Confederazione interviene nel dibattito condividendo le preoccupazioni espresse da USB sul rischio che il processo in corso possa produrre, secondo questa lettura, un sistema troppo condizionato dalle organizzazioni protagoniste della trattativa.
La posizione di CONF.I.A.L. parte da un principio: le regole della rappresentanza non possono diventare uno strumento attraverso il quale alcuni soggetti stabiliscono chi abbia diritto a partecipare al sistema delle relazioni industriali e chi debba rimanerne fuori.
Il confronto sulla rappresentanza è in corso
Il tema è particolarmente attuale.
CGIL, CISL e UIL hanno presentato il 17 giugno 2026 una piattaforma unitaria per un nuovo accordo quadro interconfederale che affronta modello contrattuale, salari, rappresentanza sindacale e datoriale, contrasto al dumping, formazione, sicurezza e partecipazione.
Il confronto si è successivamente aperto con 14 associazioni datoriali. A settembre le parti hanno continuato a lavorare anche sui criteri di misurazione della rappresentanza, senza aver ancora raggiunto, almeno al 22 settembre, un’intesa definitiva su tutti i punti.
Va precisato che la piattaforma di CGIL, CISL e UIL dichiara espressamente l’obiettivo di costruire criteri aperti che consentano di concorrere alla misurazione anche a organizzazioni diverse dalle tre confederazioni, combinando dato associativo e consenso elettorale.
È dentro questo quadro che si colloca la posizione critica di CONF.I.A.L., che chiede garanzie affinché l’esito finale preservi concretamente il pluralismo.
Articolo 39: il punto di partenza è la libertà sindacale
Per CONF.I.A.L. il riferimento non può che essere la Costituzione.
L’articolo 39 si apre con quattro parole:
«L’organizzazione sindacale è libera».
La stessa norma prevede che i sindacati registrati abbiano un ordinamento interno democratico e possano, rappresentati unitariamente in proporzione ai propri iscritti, stipulare contratti collettivi con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie interessate.
È su questa impostazione che CONF.I.A.L. costruisce la propria posizione: la rappresentanza deve derivare da criteri oggettivi e dal consenso dei lavoratori, non dalla possibilità di un’organizzazione di riconoscere o escludere un’altra.
«Nessuno può essere parte e arbitro»
La Confederazione non contesta la necessità di stabilire criteri capaci di misurare la rappresentatività.
Al contrario, chiede che la misurazione sia trasparente, verificabile e accessibile a tutte le organizzazioni sindacali che possiedano i requisiti stabiliti da regole generali.
Il principio sostenuto è semplice:
«Nessuno può essere contemporaneamente parte interessata e arbitro della rappresentanza altrui».
Per CONF.I.A.L., quindi, il consenso dei lavoratori deve essere il dato centrale sul quale costruire un sistema credibile.
Iscritti, risultati elettorali e presenza effettiva nei luoghi di lavoro possono concorrere, secondo la Confederazione, alla costruzione di criteri oggettivi, purché siano certificati in maniera indipendente e non subordinati all’appartenenza preventiva a determinati sistemi pattizi.
Il Parlamento mantenga la propria autonomia
La questione investe inevitabilmente anche il legislatore.
CONF.I.A.L. chiede al Parlamento di mantenere piena autonomia rispetto agli accordi sottoscritti dalle parti sociali.
Un’intesa tra organizzazioni sindacali e associazioni datoriali può regolare i rapporti tra i soggetti che vi aderiscono. Per CONF.I.A.L., però, il suo eventuale recepimento in norme destinate a produrre effetti generali richiede un confronto più ampio.
Da qui la richiesta di un dibattito parlamentare aperto alle diverse realtà sindacali interessate, affinché qualsiasi intervento legislativo sulla rappresentanza sia valutato alla luce dei principi costituzionali di libertà e pluralismo.
Contrastare il dumping senza limitare il pluralismo
CONF.I.A.L. considera necessario anche affrontare il problema dei contratti che prevedono condizioni economiche e normative peggiorative.
La stessa piattaforma di CGIL, CISL e UIL collega la certificazione della rappresentanza al contrasto del dumping contrattuale e propone un sistema basato sulla combinazione tra iscritti e voti ottenuti nelle elezioni delle rappresentanze sindacali.
Per CONF.I.A.L., tuttavia, il contrasto ai cosiddetti contratti pirata deve fondarsi innanzitutto sulla verifica concreta dei trattamenti economici, delle tutele e dei diritti garantiti ai lavoratori.
Il rischio da evitare, sostiene la Confederazione, è che il contrasto al dumping diventi una distinzione automatica tra contratti sottoscritti dalle organizzazioni ammesse a un determinato sistema e quelli firmati da soggetti esterni.
Prima vengono i lavoratori
La discussione sulla rappresentanza, secondo CONF.I.A.L., non deve infine oscurare il problema fondamentale: che cosa riesce concretamente a ottenere il sindacato per le persone che rappresenta?
Recupero del potere d’acquisto, crescita dei salari reali, tutela delle pensioni, detassazione degli aumenti contrattuali, delle tredicesime e del TFR, contrasto all’evasione fiscale e al lavoro sommerso restano per la Confederazione le priorità.
La rappresentatività non deve quindi trasformarsi in una competizione tra apparati, ma diventare uno strumento per rendere più forte la voce dei lavoratori.
CONF.I.A.L.: costruire un’iniziativa comune
CONF.I.A.L. invita infine le organizzazioni che condividono la difesa del pluralismo sindacale a promuovere un’iniziativa comune e a chiedere un confronto parlamentare aperto.
La posizione espressa dal Segretario Generale Benedetto Di Iacovo si riassume in una distinzione precisa:
gli accordi appartengono alle organizzazioni che li sottoscrivono; la libertà sindacale appartiene ai lavoratori.
Ed è dal loro consenso che, secondo CONF.I.A.L., deve partire qualsiasi sistema futuro di misurazione della rappresentanza.
«La rappresentanza si misura con il consenso. La libertà sindacale non è nella disponibilità di chi firma un accordo: appartiene ai lavoratori e alle lavoratrici».
Benedetto Di Iacovo
Segretario Generale CONF.I.A.L.

