Il giovane operaio rocciatore è precipitato mentre lavorava in quota al nuovo impianto di illuminazione del Colosseo. Di Iacovo: «Sulle responsabilità parlino gli accertamenti. Ma la sicurezza non può dipendere soltanto dall’attenzione del singolo lavoratore: deve essere garantita dall’intera organizzazione del lavoro».
Aveva appena 22 anni Andrea Moretti, il giovane operaio morto mentre lavorava in quota all’interno del Colosseo.
Era un operaio rocciatore, specializzato nei lavori in fune in quota e descritto come esperto nonostante la giovane età. Andrea era impegnato nei lavori per l’installazione del nuovo impianto di illuminazione dell’Anfiteatro Flavio quando è precipitato da un’altezza di circa dieci metri.
Una tragedia sulla quale sono in corso gli accertamenti degli inquirenti per ricostruire esattamente la dinamica e individuare eventuali responsabilità.
«Alla famiglia di Andrea, ai suoi cari e ai suoi colleghi va la vicinanza mia e di tutta CONF.I.A.L.», dichiara Benedetto Di Iacovo, Segretario Generale nazionale CONF.I.A.L.
«Sulle responsabilità devono parlare gli accertamenti»
Di fronte a una tragedia di questa gravità, per CONF.I.A.L. è essenziale evitare conclusioni anticipate.
«Sulle cause della caduta e sulle eventuali responsabilità – sottolinea Di Iacovo – devono parlare gli accertamenti. Non sarebbe giusto attribuire oggi una colpa ad Andrea e non abbiamo elementi per affermare che in quel cantiere vi fossero condizioni di lavoro irregolare».
La vicenda pone però una questione più generale che riguarda l’organizzazione della sicurezza nei lavori ad alto rischio.
Andrea Moretti era infatti un lavoratore specializzato. Ed è proprio questo elemento che, secondo CONF.I.A.L., deve spingere a una riflessione che vada oltre la preparazione individuale.
La formazione è essenziale, ma da sola non basta
«Come si organizza un lavoro in quota affinché una singola circostanza pericolosa non possa trasformarsi in una morte?».
È la domanda posta da Di Iacovo.
Formazione, esperienza e professionalità sono componenti indispensabili della prevenzione. Ma la sicurezza sul lavoro non può essere affidata esclusivamente alla capacità del singolo operatore di evitare il pericolo.
Occorrono attrezzature adeguate, procedure realmente applicabili, sistemi di protezione efficaci, supervisione e controlli durante lo svolgimento delle attività.
Un principio che assume ancora maggiore importanza nelle lavorazioni ad alto rischio e quando le attività vengono svolte in condizioni particolari, come durante i turni notturni.
Cinque interventi per rafforzare la prevenzione
Per CONF.I.A.L., il cordoglio deve essere accompagnato dalla capacità di trasformare ogni tragedia in una verifica concreta delle misure di prevenzione.
La Confederazione propone innanzitutto verifiche prima e durante i lavori in quota, con particolare attenzione agli ancoraggi, ai dispositivi anticaduta, alle procedure operative e alla presenza delle figure responsabili.
Un secondo punto riguarda la tracciabilità delle imprese e dei lavoratori negli appalti e nei subappalti, accompagnata da controlli congiunti sulla regolarità dei rapporti di lavoro e sulle condizioni di sicurezza.
CONF.I.A.L. chiede inoltre controlli sostanziali da parte dei soggetti che affidano e dirigono i lavori: la documentazione sulla sicurezza deve trovare corrispondenza nelle condizioni effettivamente presenti nel cantiere.
Fermare il lavoro quando esiste un pericolo grave
Un altro principio riguarda la possibilità di interrompere immediatamente l’attività quando viene individuato un pericolo grave.
Per Di Iacovo, chi segnala una condizione di rischio deve poterlo fare senza temere conseguenze economiche o professionali.
Il diritto alla sicurezza deve prevalere sulla necessità di rispettare tempi e scadenze della produzione o dell’appalto.
A questo deve accompagnarsi un rafforzamento del personale ispettivo e una programmazione delle verifiche capace di concentrare maggiormente l’attenzione sulle lavorazioni ad alto rischio e sulle filiere nelle quali vengono riscontrate violazioni ripetute.
Regolarità e sicurezza devono essere controllate insieme
Di Iacovo richiama inoltre uno dei temi sui quali CONF.I.A.L. è impegnata da tempo: il contrasto al lavoro nero e all’economia sommersa.
«Regolarità e sicurezza devono essere controllate insieme. Un lavoratore invisibile è anche più difficile da proteggere».
CONF.I.A.L. precisa che si tratta di una proposta generale e non di una ricostruzione delle condizioni presenti nel cantiere del Colosseo.
L’obiettivo è costruire un sistema nel quale la tracciabilità dell’intera filiera degli appalti e dei subappalti renda più efficace anche l’attività di prevenzione e controllo.
«La sicurezza deve essere garantita dall’organizzazione del lavoro»
La morte di Andrea Moretti riporta così al centro una questione che non può esaurirsi nel cordoglio successivo a ogni incidente.
CONF.I.A.L. chiede che gli accertamenti sulla tragedia del Colosseo facciano piena luce sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità e che Governo, imprese e organizzazioni sindacali trasformino quanto emerge dagli incidenti in misure di prevenzione concrete e verificabili.
La professionalità del lavoratore rimane fondamentale, ma non può diventare l’ultima barriera tra il rischio e la tragedia.
«La sicurezza – conclude Benedetto Di Iacovo – non può dipendere soltanto dall’attenzione del singolo lavoratore. Deve essere garantita dall’intera organizzazione del lavoro».
Perché nessuna esperienza professionale, per quanto elevata, può sostituire un sistema di prevenzione costruito per impedire che un errore, un guasto o una singola circostanza pericolosa possano costare la vita a chi sta semplicemente svolgendo il proprio lavoro.

