Fisco e lavoro sommerso
Di Iacovo: «Il sommerso non può restare fuori dal patto fiscale. Lavoratori e pensionati non possono rappresentare la strada più semplice per garantire il gettito». CONF.I.A.L. propone una riforma che tenga insieme riduzione del carico fiscale, contrasto al lavoro irregolare, trasparenza degli enti locali e responsabilità nell’utilizzo delle risorse pubbliche.
Il lavoro in Italia continua a sopportare un carico fiscale particolarmente elevato.
Secondo i dati OCSE relativi al 2025, per un lavoratore single senza figli con retribuzione media il cuneo fiscale italiano è pari al 45,8% del costo complessivo del lavoro, contro una media OCSE del 35,1%. L’Italia si colloca così tra i Paesi OCSE con il cuneo fiscale più elevato.
Un dato dal quale parte la riflessione di CONF.I.A.L. sulla necessità di costruire un nuovo patto fiscale che tenga insieme equità del prelievo, tutela dei redditi da lavoro e da pensione, contrasto all’economia sommersa e maggiore responsabilità delle amministrazioni nell’utilizzo delle risorse.
«Proprio perché i redditi di lavoratori dipendenti e pensionati sono certi e immediatamente tassabili, lo Stato non può considerarli la strada più semplice per assicurarsi il gettito», afferma Benedetto Di Iacovo, Segretario Generale CONF.I.A.L.
«Deve impegnarsi con la stessa determinazione a far emergere redditi nascosti e lavoro irregolare. Le tasse si devono pagare tutti, secondo la propria capacità contributiva; lo Stato, a sua volta, deve tassare con giustizia e rendere conto di come spende».
Il peso del lavoro e il principio dell’equità fiscale
Il tema non può essere affrontato contrapponendo categorie diverse di contribuenti.
Il punto, per CONF.I.A.L., è costruire un sistema nel quale la certezza del prelievo sui redditi dichiarati non determini uno squilibrio a danno di chi le imposte le versa regolarmente.
L’ultima indagine sulle entrate fiscali di Itinerari Previdenziali, presentata il 24 settembre al CNEL, richiama l’attenzione sul peso assunto nell’IRPEF dai redditi da lavoro dipendente e da pensione.
È tuttavia importante distinguere il gettito IRPEF dal complesso delle entrate fiscali italiane: IVA, imposte sulle società, accise e altri tributi costituiscono infatti componenti differenti del sistema fiscale.
Per CONF.I.A.L., la questione centrale rimane quindi quella della lealtà reciproca tra contribuente e Stato.
Quasi 198 miliardi di economia sommersa
A rendere ancora più evidente la necessità di intervenire è la dimensione dell’economia sommersa.
Secondo ISTAT, nel 2023 l’economia sommersa, al netto delle attività illegali, valeva poco meno di 198 miliardi di euro. Nello stesso anno le unità di lavoro irregolari hanno raggiunto quota 3 milioni e 132 mila.
Il valore aggiunto generato dal lavoro irregolare è inoltre cresciuto dell’11,3% rispetto all’anno precedente.
Numeri che per CONF.I.A.L. dimostrano come la lotta al sommerso non possa essere considerata esclusivamente una questione fiscale.
Lavoro nero significa anche meno diritti
«Il lavoro nero non è un espediente contabile», sottolinea Di Iacovo.
«È una persona privata di diritti, è un’impresa corretta messa in difficoltà da una concorrenza sleale, è una parte del Paese che non contribuisce come dovrebbe al finanziamento dei servizi comuni».
L’emersione del lavoro irregolare deve quindi consentire contemporaneamente di recuperare imposte e contributi, garantire retribuzioni corrette, costruire posizioni previdenziali e rafforzare la sicurezza dei lavoratori.
Per questo CONF.I.A.L. propone controlli maggiormente coordinati tra Ispettorato del Lavoro, INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, concentrando l’attenzione sulle filiere maggiormente esposte e garantendo una tutela concreta ai lavoratori che segnalano situazioni di irregolarità.
Il divario IVA: un fenomeno distinto dal sommerso
Un ulteriore indicatore utile per comprendere la complessità del problema riguarda il cosiddetto VAT compliance gap.
La Commissione europea ha stimato per l’Italia nel 2023 un divario tra gettito IVA teorico e gettito effettivamente riscosso pari a circa 25 miliardi di euro, equivalente al 15% del gettito IVA teorico complessivo.
CONF.I.A.L. sottolinea però la necessità di leggere correttamente questo dato.
Il VAT gap non coincide integralmente con l’evasione intenzionale: la stessa Commissione europea chiarisce che può comprendere, tra le altre cause, errori amministrativi, omissioni e insolvenze. Non deve quindi essere sommato automaticamente al valore dell’economia sommersa rilevato dall’ISTAT.
Anche Regioni e Comuni devono rendere conto del prelievo
La riflessione della Confederazione riguarda anche la fiscalità territoriale.
Al prelievo nazionale si aggiungono infatti le addizionali regionali e comunali IRPEF, mentre sul bilancio delle famiglie incidono anche tributi e tariffe locali, come la TARI, che ha natura diversa dall’imposta sul reddito.
Per CONF.I.A.L. è quindi necessario valutare il peso complessivo sostenuto dal cittadino e, contemporaneamente, rendere maggiormente comprensibile il rapporto tra quanto viene versato e i servizi ricevuti.
«I Comuni che ricevono risorse anche dai redditi di lavoratori e pensionati devono spiegare come le impiegano e aprire la discussione del bilancio al contributo dei cittadini», afferma Di Iacovo.
La proposta è quella di avere bilanci locali più leggibili, capaci di mostrare quanto entra attraverso addizionali e tributi, quanto costano i servizi e quali risultati concreti vengono ottenuti.
La proposta CONF.I.A.L. per un nuovo Patto fiscale
Su queste basi CONF.I.A.L. propone l’apertura di un confronto con Governo e parti sociali per una riforma organica del sistema.
Per i lavoratori dipendenti, la proposta prevede un’aliquota del 15% fino a 28.000 euro e del 20% sulla quota di reddito compresa tra 28.000 e 60.000 euro, salvaguardando la fascia esente dei redditi più bassi.
Per i pensionati con almeno 42 anni di contribuzione, CONF.I.A.L. propone di discutere una tassazione complessiva al 5% del reddito pensionistico imponibile fino a 50.000 euro, prevedendo una quota destinata in maniera trasparente al Servizio sanitario nazionale e un passaggio graduale oltre tale soglia.
Per professionisti e imprese, l’obiettivo indicato è quello di valutare un contenimento del prelievo complessivo rispettivamente entro il 35% e il 45%, definendo preventivamente e con precisione quali imposte e contributi rientrino nel calcolo.
Sul lavoro sommerso, la Confederazione chiede controlli mirati, recupero delle retribuzioni e dei contributi dovuti, protezione di chi segnala irregolarità e sostegno alle aziende che rispettano le regole.
Infine, per gli enti locali, CONF.I.A.L. propone una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte di bilancio e una verifica pubblica del rapporto tra tributi versati e servizi erogati.
«Le proposte devono essere accompagnate da costi e coperture»
CONF.I.A.L. precisa che le aliquote indicate rappresentano proposte politiche da sottoporre a una simulazione pubblica dei costi, degli effetti distributivi e delle relative coperture finanziarie.
Una precisazione che Di Iacovo considera essenziale per evitare semplificazioni.
«Non sosteniamo che abbassare le imposte, da solo, elimini l’evasione. Un patto leale richiede insieme un prelievo sostenibile, controlli efficaci e la responsabilità di ogni amministrazione nell’uso delle risorse».
Il principio conclusivo è quello della reciprocità:
«I cittadini dichiarano e pagano il dovuto. Stato, Regioni e Comuni tassano con equità, fanno emergere il sommerso e rendono conto di ciò che restituiscono alla collettività».
Per CONF.I.A.L. è da questo equilibrio che deve partire una nuova discussione sulla fiscalità italiana: meno pressione su chi contribuisce regolarmente, più capacità di far emergere ciò che oggi rimane sommerso e maggiore trasparenza sull’utilizzo di ogni euro versato dai cittadini.

